Sicurezza alimentare: la normativa sul cibo in scadenza o scaduto

foto scadenze alimentariRiguardo alla scadenza dei prodotti alimentari c’è sempre stata un po’ di confusione. Tutto deriva da quella famosa dicitura: “da consumarsi preferibilmente entro il…“. Il “preferibilmente” non coincide sempre con la data sovraimpressa e si riferisce a quel lento deterioramento delle caratteristiche organolettiche e sensoriali che pregiudicano la sicurezza alimentare. Tutti i prodotti con Termine Minimo di Conservazione (TMC) possono effettivamente essere consumati senza pregiudizio per la salute dei consumatori anche dopo la scadenza, fermo restando il fatto che potrebbero perdere le loro caratteristiche organolettiche anche in data anteriore alla scadenza.

Il divieto europeo è rivolto a quella categoria di alimenti che hanno una durata ridotta, solitamente inferiore ai 30 giorni, che non possono essere consumati oltre la data di scadenza pena un probabile pregiudizio alla salute del consumatore. La legislazione italiana (art. 10, comma 7 del D. lgs 109/92), da parte sua, precisa che “E’ vietata la vendita dei prodotti che riportano la data di scadenza a partire dal giorno successivo a quello indicato sulla confezione“.

Per concludere: finchè, dunque, non verrà chiarita la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”, si potranno consumare i prodotti con data di scadenza superiore ai 30 giorni anche dopo il termine stabilito. La CE lo autorizza, con riserva, all’articolo 14, paragrafi da 2 a 5, del regolamento (CE) n. 178/2002: successivamente alla data di scadenza un alimento è considerato a rischio.

Però può continuare ad essere mangiato. Non bisognerà rivedere la normativa?

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